Primo maggio. Festa dei lavoratori. La notizia arriva secca, anche se non esattemente un fulmine a ciel sereno come sei mesi fa. Mari è partita. Non ci ha salutato, neanche lei. Forse non lo avrebbe fatto comunque. Lei con la sua cicca tra le dita, avrebbe detto magari il suo inconfondibile “ciao!”. Non poteva più aspettare, doveva andare da Kiki, sei lunghi e sofferenti mesi senza di lui, suo figlio. Il suo cuore aveva incominciato a non battere più da quel dannato giorno di ottobre. Ha resistito, è rimasta con noi con tutte le sue forze fino alla fine, finché ha potuto. I suoi occhi hanno brillato ancora qualche volta, ma la luce in fondo non era più la stessa. Quella grande sofferenza che ti ha trasformata ci ha lasciato tutti increduli. Ma come è possibile? Questa cosa non ha senso! Mancheranno i tuoi occhi, il tuo bellissimo viso, il tuo sorriso, la tua fermezza, la tua testardaggine, la tua grande personalità. Entrare in casa tua è percepire la tua anima, tutto parla di te, il tuo senso estetico, i colori accoglienti di un nido curato fino all’ultimo, quasi maniacalmente fino a quanto il tuo corpicino ne ha avuto le forze. Quando ero piccola e i miei genitori mi dicevano che saremmo venuti a trovarvi o che sareste venuti voi, per me era una festa. La felicità, per anni ho pensato che fossimo parenti. Le vacanze insieme, le liti con Kiki, le ore a divorare libri, mi sembrava impossibile che leggessi così tanto! Quando sono diventata più grande ti raccontavo, tu mi ascoltavi. Mai un giudizio, mai una parola detta per cortesia, solo sincerità, cruda. Insomma, manchi già. Solo tre giorni, ma intensi. Il tuo ricordo è così forte e la tua presenza così palese, così viva che tutto è sembrato più dolce. Rivederti nelle tue sorelle e nei tuoi fratelli. Somiglianze, piccoli dettagli, sguardi, occhi. Tu c’eri e ci sarai sempre. La serenità che regnava dopo la tua partenza era incredibie. Sappiamo che ora tu sei ritornata dal tuo Kiki, ora stai bene, ora state bene. Un’anima sola nel cuore di tutti noi. Ciao Mari.

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