A proposito di collera. Breve guida per non mandare giù i rospi, respirare senza batticuore e non far ingrossare le vene del collo.

In questi ultimi giorni mi sono resa conto di quanto sia difficile gestire un banale social network, Facebook. Più  volte mi sono imbattuta in post provocatori o in risposte “attaccabrighe”. In passato sono caduta spesso in tranelli del genere, con botta e risposta sterili, che portavano solo ad un patetico teatrino di offese e paroloni esagerati. Stamattina un ultimo esempio. Commento con “bellissimo” un video postato da un amico. Un tizio che io non conosco risponde. Io rispondo con un de gustibus, lui, non pago, continua a ribattere. A quel punto mi fermo e penso: ma che diavolo vuole questo qua? Potevo sotterrarlo di insulti o ignorarlo. Ho scelto la seconda via, che poi è  stata la più  saggia, ovviamente. Dopo questa breve storia triste, insignificante in sé, ho riflettuto sul tema della rabbia, del rancore e della cattiveria gratuita per il gusto di. Ho pensato che non c’è da stupirsi se i genitori decidono di non far fare i compiti ai figli, se mandano lettere minatorie agli insegnati, se per strada trovi bambini viziati e adulti arroganti che non conoscono parole come grazie, prego o scusi. Tornerò no, non c’entra. Entro in alcuni negozi e ti trattano come se fossi Cenerentola quando persino i topi la chiamavano Cenerella, non mi stupisco se per strada viaggiano macchine-clacson, per un rosso, per un’auto che si spegne, per un rallentamento. Nulla viene perdonato. Le persone hanno bisogno di rilassarsi, spesso per cause esterne che loro malgrado devono sopportare. Mi chiedo però: ma cazzarola, ogni volta che sono nervosa/o è  così  necessario scaricare le proprie frustrazioni in modo così violento. Con persone sconosciute? Per motivi futili? Io sono la prima che a volte fracasso le scatole, ma cerco di non fare morire dentro chi mi sta vicino, gli altri non è  che vivano sull’arcobaleno dei Mini Pony! Non è facile, lo so. Lo so bene. Lo so benissimo. Ma in che mondo stiamo vivendo? Tutto diventa rabbia. Niente è costruttivo. Siamo tutti dei numeri che ci rapportiamo ad algoritmi e non sappiano nulla. Siamo tutti impegnati a venderci nel modo migliore possibile. Dobbiamo avere le skills, dobbiamo saper stare a tavola con Obama e consorte e mangiare cavallette e ragni nel posti più sperduti. Fermi un attimo. Piedi per terra. Tutto serve, tutto fa brodo. Adesso aprite la finestra, fate attenzione alle cimici, e guardate fuori. C’è  un mondo fantastico inesplorato, creativo, dove la gente non mette il suv in doppia fila, dove ti chiedono scusa se ti urtano passandoti accanto, dove addirittura non ti strombazzano al verde se non scatti come Valentino Rossi. Queste persone esistono, non ne Incontrate?  Non importa, prendete esempio lo stesso. Tutto vi ritornerà. Si chiama Karma.

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