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Ieri mi è  successo un fatto strabiliante . Stavo percorrendo una statale appena fuori Torino a velocità sostenuta,  quando vedo una cosa attraversare.  Oddio un gatto, un cane, un topo, un armadillo,  una lepre, un formichiere!  No, troppo lento, una tartaruga! Rallento  perché se avessi deviato avrei causato un incidente. C’era traffico, era l’ora di punta, le passo sopra facendo attenzione alle ruote. Guardo nello specchietto retrovisore e la vedo ancora lì, giuliva a compiere l’impresa. Tiro un sospiro di sollievo  Uno davanti a noi si era già fermato pochi metri più avanti, mi fa cenno ok con la mano e corre verso la Ruga gigante.
Era una bestia bellissima, verde, di quelle che vinci alle giostre. Chissà quanti anni aveva, fatto sta lei che era cresciuta a dismisura. Aveva gli occhi truccati di rosso, le unghie lunghe e lo sguardo serissimo e severissimo da vecchia maestra. Quello che più mi ha colpito però, è  stato un fatto particolare: questo ragazzo aveva preso in mano la vecchietta e lei continuava a muovere le zampe continuando a camminare. A lei non importava se sotto ci fosse un prato o la strada. Lei continuava nella sua missione imperterrita. Aveva deciso quel viaggio, quel cambiamento e continuava. Chissà se camminava da 1 ora o da 10 giorni, un po’ mi dispiace averlo interrotto ma sarebbe sicuramente morta schiacciata. Magari voleva morire, non so. Però ho apprezzato la caparbia e l’ambizone. Poi, ripartendo salutandola come una vecchia amica ora in buone mani, ho pensato:  ma le tartarughe piangono mai? Insomma, è partita, non aveva il becco di un quattrino,  sicuramente ha lasciato altre rughe a casa,  si sarà commossa? Oppure quelle zampette che continuavano ad andare, erano il segnale che qualcuno la stava aspettando e lei aveva fretta! Noi abbiamo impedito la realizzazione di un sogno. Senza volerlo, per proteggerla. Nella macchina di questo tizio che la portava nel suo giardino, avrà pianto? Non lo so, io so che la mia speranza è che lei riparta alla volta dei suoi desideri, che magari vivevano nella rotondona dall’erba incolta li davanti. Che ci riesca e che ci mandi una cartolina. Perchè era seria, ma aveva capito il nostro punto di vista. Un misunderstanding che capita a chiunque. L’importante è capirsi. Spero che ci mandi una cartolina della sua nuova vita, spero, guardandola di vedere una luce nei suoi occhi, una luce che brilla, non l’occhio severo e in fondo triste che aveva ieri. L’occhio brillante, della lacrima felice. Perché per piangere di felicità, secondo me bisogna prima imparare a piangere per davvero. Ho perso il filo, ah no! Volevo dire che io in questo momento sono una tartaruga. Felice. Più giovane.

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